lunedì 8 agosto 2011

il livello superiore


 Io mi chiamo viola. I miei genitori mi hanno dato questo nome perché dicevano che puoi vederci un colore, un fiore e uno strumento musicale, mia mamma inoltre amava dire che è anche un verbo perché a lei i verbi sono sempre piaciuti e poi, il mio nome intero, quello senza interruzioni è Violante.
Devo ancora iniziare a sorridere ma posso già immaginare quello che lui dirà e allora senza alcuna impazienza aspetto che me lo dica.
La mia vita non è certo un sogno e l’ho capito perché quando sogni finisce quasi sempre tutto bene. Le cose vanno male quando non sogni o peggio quando ti ritrovi sperduto tra immagini incolore, senza alcun profumo o sapore e a quel punto sarebbe bene che qualcuno ti prestasse qualche suo sogno, qualche colore in più.
 Alcune persone hanno l’innata qualità di regalare; regalano cose, emozioni e lo fanno senza saperlo, senza progettarlo, quel giorno invece mi è parso quasi  di dover pagare per comprare qualcosa che non si può comprare.
L’autobus passa sempre quando ti accendi la sigaretta, è una legge matematica, certo non provata scientificamente però lo sanno tutti.
“ Accenditi una sigaretta, così passa l’autobus e finalmente torniamo a casa!”
“ Si certo e piove sempre quando a Bologna scende la Madonna di San Luca!”
“ Guarda che è vero, è una legge matematica, certo, non provata scientificamente, però lo sanno tutti, se lo fai e l’autobus passa, stasera mi porti a cena e paghi tu!”
“ Vedi Viola, a volte le cose che pensi, che dici, cose tipo questa, mi fanno dubitare della tua intelligenza e lo farò, lo farò per dimostrarti che il tuo autobus, non si presenterà all’angolo solo perché tu ritieni sia scientificamente provato che succederà se mi accendo una sigaretta, questa cosa è infantile e non succederà, nemmeno con l’intervento della madonna di San Luca!”
A cena adempie la sua penitenza con molta nonchalance, ma si vede che avrebbe voluto avere ragione, anche solo per non starsene lì a dover conversare svogliatamente con qualcuno di dubbia intelligenza e poco interessante; io invece ho smesso di riconoscere le persone poco interessanti e mi sono arrogata il sacrosantissimo diritto di evitarle subito e basta, mentre alcuni proprio non ci riescono.
Non ho nessuna voglia di mangiare tutto quello che ho ordinato, ma guardo lui. Lo guardo con interesse, osservo ogni suo stanco movimento facciale per capire se sto ordinando bene, che ordinare bene è essenziale quando sei in una posizione di svantaggio perché  se si percepiscono delle affinità, almeno culinarie, magari riesci a passare ad un livello superiore.
La testa, quasi prende fuoco quando distrattamente mi avvicino troppo ad una delle candele che anche se sfiancata tenta ancora di far luce sul tavolo e a pensarci, ho talmente osannato questa mia massa di capelli per tutta la vita, che mai avrei creduto di ritrovarmi un giorno a maledirla. Avrei dovuto tagliarli e basta e anche queste scarpe appuntite e altissime, queste imbottiture ferrate, questo continuo inalare del tabacco scadente, tutto molto inadeguato, che poi tutto quel profumo prima di uscire e poi, tutto questo tabacco.
Alcune persone odorano di patchouli dei tesori d’oriente ed io ho sempre voluto profumare di patchouli ma credo che alla mia pelle non si attacchi nulla, credo che respinga tutto ma nonostante questo mi sono sempre chiesta se odoro di qualcosa, perché l’odore è importante e ti fa salire ad un livello superiore, io però non sento nessun odore se non quello di tabacco ed oltre a quello, non sento odore di nulla e non solo su di me.
Di fronte ho una persona normale, forse un po’ mediocre ma un po’ meno di me penso. Credo che lui la veda diversamente, credo che s’immagini grandi cose su se stesso ma non importa perché sono quasi sicura che non conosca persone in grado di smentirlo. Essere normali è molto complicato, finisce sempre che passi per il bigotto del paese e ritengo che non sia particolarmente gratificante.
Provo ad intavolare una qualche conversazione, ma si capisce subito che non ho ordinato bene. Nessuna affinità, lui parla delle solite cose ed io ascolto le solite cose, poi lui ha quel solito modo di muoversi ed io l’osservo come se le sue fossero movenze normali, di una persona normale, non mediocre, non poco interessante. Si sa che se ti muovi bene puoi subito passare ad un livello superiore, ma comincio a pensare che non sempre ci siano scale da poter salire.
Non si direbbe che è estate e invece si perché sono le nove di sera ed il sole, certo non acceca ma distrae ancora. Ha provato a piovere ma non è abbastanza umido anche se il lino che lui indossa con eleganza è molto provato; non è puro lino ma ci assomiglia molto a causa di tutte quelle pieghe naturali che si formano, poi involontariamente gli sfioro una gamba con la mano e anche se non sono molto abituata a toccarlo la sensazione è piacevole, non so per lui, non so nemmeno se l’ha percepito che lo sto toccando, perché in fondo lo sto solo sfiorando e ci vuole molto più coraggio per sfiorare davvero bene le persone ad un livello per cui se ne possano accorgere, ma io non sono ancora a quel livello.
Rido, così non sente che lo sto sfiorando ed inizio a pensare che sarebbe stato meglio comprare del lino vero, un tessuto migliore sarebbe caduto meglio, avrebbe agevolato le movenze, sarebbe stato in grado di trattenere e poi  diffondere lentamente un buon odore di patchouli, al tatto poi si sarebbe presentato diversamente ma non faccio in tempo a pensare questo che già lo smentisco perché alla fine il meglio non sempre è meglio del peggio se il peggio ti rende felice. Ad un tratto, anche se ho fatto in modo che non si percepisse, lui quasi si accorge che sono distratta e allora sorrido, un sorriso a colpo sicuro, consapevole, di cui conosco già gli effetti e che mi porta ad un livello superiore, io sorrido e poi aspetto che lui me lo dica, come fa sempre, da oltre quarant’anni.

1 commento:

Debora ha detto...

Bellissimo, ed emozionante..
Aspetto il secondo libro..il primo che hai scritto ormai lo so a memoria....
Besos!!