giovedì 21 aprile 2011

bustarelle...matrimoniali

Sono tornata in Puglia. Per qualche giorno, non per sempre.
Il tempo qui è lento, molto più lento di su; qui c’è il doppio del tempo perché è scandito da poche cose. Vado a letto con una gran luce di luna e mi risveglio sempre con una gran luce di sole.
La scusa per tornare è stata un matrimonio. Un matrimonio anomalo per il sud, perché gli sposi hanno osato un’irriverente rito civile. Ci ho messo quattro giorni per convincere la nonna che nessuno dei partecipanti e nemmeno uno degli sposi era posseduto dal diavolo, ma lei continuava a ribattere che al comune si sposano solo i divorziati e i testimoni di geova. Mi piacerebbe molto sposarmi in comune ma credo che la nonna non apprezzerebbe e immagino che nessuno vorrebbe mai trovarsi nella condizione di dover presenziare contemporaneamente al proprio matrimonio prima e al funerale della nonna poi.
Una volta pronunciato il si, senza alcuna discrezione, comincia la tiritera che segue un rigoroso meccanismo seriale e mentre gli uomini si allentano spudoratamente  camicia e cravatta, le donne, tutte, si liberano delle stronze scarpette da cenerentola per poggiarsi il classico ciabattone comodo con perline grezzissime incorporate; mi sono chiesta ingenuamente il perché e l’uomo del sud mi ha spiegato che è come ai colloqui, solo la prima impressione e quella che conta e passata la questione del prete o del sindaco, dove tutti già hanno capito se sei vestito come un pezzente oppure hai donato un rene al Sig. Pignatelli, da quel punto e solo da quel punto in poi, non importa se dici cazzate, rutti, o ti pulisci freneticamente l’orecchio con l’unghia lunga e ingiallita del mignolo destro, “le persone ti hanno già visto e giudicato!”.
I partecipanti, per aiutare gli sposi a sopravvivere ai prezzi di racket del business matrimoniale, gli donano “volontariamente” una bustarella piena di soldi; il nobile  principio sarebbe che ognuno dà quel che può a seconda delle proprie possibilità economiche, il concetto meno nobile invece è che la tua credibilità familiare viene buttata al cesso se la bustarella non è capiente abbastanza da scatenare un toto scommesse per sapere  chi mette quanto, chi sarà il solito pezzente e chi il giorno dopo diventerà il boss indiscusso della bustarella; questo titolo infatti, garantirà al soggetto in questione, grosse possibilità di essere richiesto come testimone per successivi matrimoni e sbaragliare così la concorrenza in fatto di orgoglio familiare.
Si sa, comunque, che questa cosa della bustarella non è una vera e propria cessione di capitale ma un prestito, perché al loro matrimonio tu che hai preso ora, dovrai ridare altrettanto con gli interessi, infatti gli invitati vengono debitamente elencati in liste certosine, con tanto di colonnine di dare e avere. Lo so, pare ‘na cazzata, ma è un finissimo sistema che funziona!  Gli sposi diventano imprenditori e acquisiscono il diritto alla riscossione, solo in tempi rateizzati poi, distribuiranno in diverse  sedi matrimoniali ciò che hanno ricevuto anni prima.
Il contenuto della bustarella comunque varia di famiglia in famiglia ed una molto orgogliosa arriva anche a finanziare duecentocinquanta euro a cranio. Una follia se si pensa che qua nessuno c’ha una minchia. Ma i soldi per il matrimonio si, che l’orgoglio è una brutta bestia. Se non riesci a raggiungere il capitale minimo comunque, puoi sempre limitarti al classico regalo da non meno di centocinquanta euro, ma bada bene di non presentarti al pranzo nuziale che ti giochi la credibilità.
La bustella matrimoniale in fondo, segue il concetto del finanziamento bancario e oltrepassato il destabilizzante significato sociale rimane del tutto innocua. Durante i festeggiamenti  però ho incontrato Beppe e tra un prosecco e un vinello mi ha raccontato che lui è nel settore funerario e sarà che forse stava sfiorando il coma etilico, ma mi ha voluto raccontare di una bustarella diversa, della bustarella vera, quella che devi dare al sistema, alla corona, quella che se non ci stai ti sparano, quella a cui lui ha detto no e poi si è trovato sotto scorta per un anno e mezzo, che a spiegarlo ai figli piccoli è stata la mamma perchè lui non sapeva proprio come fare; la bustarella vera che esiste, esiste eccome, esiste quando lavori  bene ma guadagni troppo ed hai la pretesa di tenere tutto per te, di non condividere col sistema.
Dopo qualche ora ho incontrato pure Nicola che con un sorriso provocatorio m’ha detto che “a quello o al figlio tra meno di un anno gli sparano, che c’ha troppe cazzate nella testa”.
Avrei voluto stare tutto il giorno con Beppe, non avrei voluto lasciarlo solo, avrei voluto dirgli che lui dentro, aveva l’orgoglio buono, quello che nemmeno se ti sparano lo uccidi, avrei voluto dire di più, avrei dovuto dire di più, ma poi non ho detto niente; so che abbiamo brindato a qualcosa anche se non ricordo bene a cosa, poi lui penso abbia vomitato tutto mentre io, pensierosa e barcollante,  raggiungevo una cassetta stracolma posizionata dietro al tavolo degli sposi, per consegnare loro la mia bustarella.

2 commenti:

cloudsinthemirror ha detto...

Eh sto sud...Io, nato in Sicilia, adesso vivo in Grecia. Lavoro qui, c' ho la famiglia qui.

Ho scoperto per caso questo blog eee...brava, complimenti!

yashanti il blog di una donna del sud ha detto...

un greco...un greco siculo..è sempre stato il mio sogno avere un greco siculo come lettore del blog.....