giovedì 10 marzo 2011

la paura o è del nord o è del sud

Ho capito che la paura è qualcosa che precede qualcos'altro.
Ho sempre pensato, invece, che fosse paura e basta.
Odio l'inutile frase, se non hai paura non vivi. In realtà vivrei molto bene. Molto meglio.
Mi è capitato di avere paura di uno sguardo, di un gesto, di una cosa detta; ancor di più, ho avuto paura del silenzio, di oggetti, di ombre, di rumori forti e di suoni dolci.
Credo di aver paura di tutto e non credo che senza paura vivrei peggio.
L'attesa è snervante, perchè quando hai paura la senti. Senti che sta per arrivare e sai già come ti sentirai subito dopo. E quando arriva il subito dopo, la paura è già finita. La paura precede qualcos'altro. La paura precede il subito dopo e il subito dopo ti lascia trafitta ma senza più paura.
Quando ero ancora una cicciottona pugliese con le tette da ermellino e i basettoni, temevo gli sguardi. Ora che sono una bolognese bastarda, temo l'indifferenza e non credo che questo sia totalmente attribuibile al mancato sviluppo delle mie tette ermelline. Quando sarò un catoricio probabilmente me ne catafotterò di tutto, ma avrò paura della morte e lì saranno cazzi. Spero quindi di diventare quel tipo di catorcio a cui la morte, più che altro, fa ridere. Ce ne sono di queste persone. Ce ne sono vero?
Da sud a nord le paure cambiano.
Al nord si ha paura di svegliarsi tardi, di perdere l'agenda, il lavoro, perfino un titolo esecutivo.
C'è la paura del futuro, di non saper cucinare; di non riuscire ad arrivare a riccione in tempo utile causa traffico, di alzare la voce, di essere grasso, di rifarsi il labbro superiore, la chiappa inferiore, di depilarsela, di non farlo; dell'abbonamento alla Virgin, del vuoto che non si sa come riempire, dell'imprevisto non calcolato, della cellulite; dell'aperitivo sopra i venti euro, dell'abbonamento al bus, della coinquilina scassa cazzi che quando si sta scrivendo entra, si avvicina e non capisce che invece dovrebbe mantenere quella distanza minima che le permetterebbe di evitarsi un pugno in bocca; della pioggia.
Al sud invece ci sono altre paure.
Paura di svegliarsi presto, di non avere un'agenda, un lavoro, paura perfino dei titoli esecutivi; del presente, di non saper cosa cucinare, di andare a Vieste e non riuscire a portarsi dietro il melone d'acqua da dodici chili; di abbassare la voce, di non essere grasso; paura di quelli che si rifanno il labbro superiore e la chiappa inferiore, di lasciarla allo stato brado, di non farlo; di non avere una palestra, del pieno che è già stracolmo, di non avere imprevisti, della cellulite (questa è universale), dell'aperitivo sopra l'euro, della mancanza di fermate per la circolare; dei denti spezzati alla coinquilina scassacazzi con quel pugno, che persino la madonna avrebbe approvato; paura del sole.
La paura non è solo paura.
Persino la paura o è del nord o è del sud.

1 commento:

Debora ha detto...

Nemmeno la paura unifica st'italia..L'unico comun denominatore rimane la cellulite.. Una magra consolazione, ma è comunque un punto di partenza..potremmo sviluppare tutto a partire da qui..