giovedì 24 marzo 2011

I jazzisti mangiano i bambini

I jazzisti mangiano i bambini! Si grida per le strade.
Razza psicopatica. Psicopata forte. I Jazzisti.
Vivono mentre suonano e suonano mentre vivono. Alcuni vivono solo se suonano.
Alcuni trovano l'arte del respirare necessaria, esclusivamente se possono riversarla su una tromba, un trombone, un sax. Quelli che fanno il jazz li riconosci. Hanno la testa piena di merda. Nel senso che non è piena solo di ciò che ci si aspetterebbe. C'è qualcosa di più. Qualcosa di percepibile ma non sempre comprensibile.
Venerdì sera. Jam session; e un'ometto che a guardarlo ti senti quasi in dovere di donargli il tuo cinque per mille, tutto ad un tratto, quando si rivela jazzista, diventa quello a cui vorresti donare ben altro.
Lui suona il Jazz. Cioè, lui non è che suona. Lui. Suona. Il jazz.
Alcuni, si vede, stanno imparando; ma quando chiedevano a Louis:"Cos'è il Jazz?" Lui rispondeva: "Amico, se lo devi chiedere, non lo saprai mai".
Ognuno ha le sue manie.
Nel jazz ci si bacia un sacco. Quando si arriva. Quando si suona. Quando si va.
Pare che la giacchetta di velluto, vada molto nei toni del marrone del grigio e del blu.
Al jazz è preferibile accostare il vino perchè la birra fa un pò troppo festa di San Patrizio oppure, son qua solo per la figa.
Si degusta vino quindi e si assapora jazz.
Ogni donna ha il suo jazz's man preferito.
C'è chi strippa per il batterista sardo, chi si arravoglia col sassofonista siculo, chi propende per il trombettista calabro, il bassista romagnolo, il pianista di bolzano, il contrabbassista di cefalù, il chitarrista di manfredonia. Il jazz non ha confini.
Quando ero ancora una gentil donzella dal culo più che sodo, mi sono buttata sull'uomo del sud: un trombonista; visto lo strumento che suona, ho pensato, il ragazzo promette grandi cose. Le grandi cose poi, sono state mantenute.
Il fatto è che non troverete mai, una, infoiata per un violinista jazz. Una sera che si è presentato, quel poveretto non se l'è cacato nessuno. Tesoro, tu hai uno strumento che presuppone un archetto, cazzo!
Il jazz è fatto di vaporosi sogni e di quaderni scritti a mano; di note tristi, "le più tristi uomo del sud?"- "no, non le più tristi"; è fatto di carrelli spinti per chilometri perchè il tuo strumento e la tua passione sono più grande di te. Il jazz è fatto di movimenti; movimenti che pensi, ma che non sai suonare, che suoni e ti fanno godere; è fatto di dovrei ma non smetto, di gocce sulla fronte che non ti vuoi asciugare e di pelle che s'increspa; di sguardi che s'incrociano, che s'incrociano ora o mai più; di note, che a pensarle sarebbe già troppo tardi; di spazi che devi riempire e di spazi che devi saper lasciar andare; il jazz è fatto di accordi, di accordi che che ti passa la fame, certo non la sete, ma la fame si.
Il jazz è fico ragazzi e i jazzisti arrapano, ma per quel che ne so, non è vero che si mangiano i bambini.



Ogni riferimento non è puramente casuale
ripeto, non è puramente casuale
e pur non volendo offendere nessuno
sono certa di esserci riuscita.




2 commenti:

pri ha detto...

pri ha detto...

I jazzisti, per quel che ne so, ma soprattutto per quel che ho visto e sentito(e sentito...e apprezzato) mangiano note; pane e note a colazione, note al cartoccio la sera dopo ore di studio, note al caviale&champagne se sul palco di uno 'sciccoso' jazz club, molto più spesso note&basta, date le paghe...
nel mio caso, il jazz-man per cui strippo mangia note e verdure, ma se in serata, con gli altri jazz-ofagi, si mangia il palco, gli spartiti,il locale...perfino il pubblico, se la serata è di quelle giuste, si lascia mangiare, un po' ubriaco, contento, pervaso di jazz.

un abbraccio da colei che strippa per il batterista

yashanti il blog di una donna del sud ha detto...

Benvenuta primavera....