sabato 12 febbraio 2011

l'università..roba da ignoranti

Pare che l'università sia diventata roba per cani e porci, roba da ignoranti.
Così l'ultima volta, il bambinello stronzello, ha cercato di spiegarmi le sue motivazioni per aver scelto economia e commercio: "cioè, se ci vanno tanti ignoranti, perchè io no?"
"Perchè oltre che ignorante, sei anche un pò coglione!" avrei voluto rispondergli; in realtà nessuna parola si è voluta sacrificare quel giorno.
Quando ho deciso di iscrivermi alla facoltà di giurisprudenza, ricordo che un pò l'ho fatto con sofferenza. Sapevo che per molti anni avrei contribuito a destabilizzare il patrimonio economico della mia famiglia; ero consapevole che il potenziale aumento delle mie possibilità future corrispondeva esattamente e in maniera molto precisa, alla diminuzione delle loro possibilità presenti.
La prima volta che pater familias, orgogliosissimo, mi ha consegnato a mani, una mazzetta di soldi contati e ricontati chissà quante volte per coprire una delle tante rate universitarie, ho capito subito che mi stava regalando un futuro; ho capito che stava rinunciando al suo; una specie di baratto, un passaggio di consegne che ricordo benissimo, ha fatto scattare in me un senso di riconoscimento infinito.
Ogni mazzetta era per me un debito, ogni esame un credito, ogni voto ben guadagnato giustificava un sacrificio in uscita.
Pater familias è un uomo silenzioso, discreto, ragionevole e del sud.
Un uomo che ha trasformato le sue sfortune in possibilità. Le possibilità sono diventate reali, ma non sarebbe l'uomo che è ora se non avesse avuto le su sfortune.
Ricordo perfettamente, la procedura che avevo instaurato ogni volta che facevo un passo in più verso la tanto attesa laurea.
Dopo l'esame, correvo, correvo forte, correvo per via Zamboni, per via Marsala, per via Indipendenza, correvo verso lui.
"Papà è andata, ce l'ho fatta anche stavolta, sei contento?"
"Certo che sò contento, però bella mia, quello che hai fatto te lo sei guadagnato col tuo lavoro, hai fatto solo bene il tuo lavoro!"
Ogni tanto rimanevo un pò sconcertata; forse avrei voluto entusiasmi percettibili.
Poi ho interpretato. Pater familias era una sorte di committente, io eseguivo un lavoro e lo facevo bene. Fare bene il mio lavoro faceva stare bene lui. Il mio pane lo guadagnavo onestamente.
Quando la sera tornavo dall'ufficio, prima di togliermi i panni della segretaria sapevo già che avevo ancora il mio lavoro da fare e dovevo farlo bene perchè qualcuno si aspettava grandi cose da me.
Il giorno della laurea, non eravamo in molti; qualcuno s'era perso, qualcuno aveva scelto strade diverse, altri appartenevano alla famosa categoria dei cani e porci che avevano semplicemente abbandonato prima di iniziare, molti continuavano a rimanere iscritti per inerzia e questo mi faceva pensare che in pochi percepivano di avere un debito da saldare ai propri padri.
Quel giorno, il giorno della laurea, pater familias c'era, come sempre d'altronde; ma quello era un giorno speciale; quel giorno doveva riscuotere il primo credito del mio futuro, vedere com'era venuto, se la qualità era fina e i materiali di prima scelta.
Credo che fosse soddisfatto, perchè non c'era da piangere e invece lui piangeva.
D'altronde, si sa, gli uomini del sud sono sensibili verso la famiglia.
Io non sono diventata un genio con la laurea, nè sono meno ignorante di prima, ma una cosa è certa, ho saputo umilmente ripagare i miei debiti a chi faticosamente ha investito sul mio futuro.

4 commenti:

Debora ha detto...

Non potevi scrivere dedica migliore al tuo papà!! Io purtroppo il mio l'ho deluso abbandonando giurisprudenza dopo solo un anno e poco più, e il mio debito, purtroppo è ancora aperto.. Anche il mio papà è un uomo del sud, e credo che se fossi riuscita a portare a termine quel lavoro, sarebbe stato orgoglioso come sicuramente è il tuo! Ormai è andata così, cercheró di pagare il mio debito diversamente, anche se quel nodo, rimarrà per sempre! Un abbraccio!!

Wilma ha detto...

Bello, molto tenero, molto condiviso...

yashanti il blog di una donna del sud ha detto...

debora cara, ti dirò...non è tanto una laurea ma la passione nelle cose che fai, sono certa che un debito si possa saldare in un'unica soluzione anche solo con un sorriso, e tu, sono certa che lo sai..

Albatros ha detto...

Complimenti, grande sensibilità, molto intenso.