venerdì 21 gennaio 2011

quando il matrimonio terrone tira

A quanto pare tira. L'argomento matrimonio associato alla parola terrone, tira. Tira insulti, minacce e baldanzosi esilaranti commenti.
Recentemente sono stata invitata ad un matrimonio prima fila terrons.
Ovviamente, non c'è sfida terrona alla quale possa soccombere.
Unico problema, quello di essere considerata del nord; ovvero polentona; ovvero snob.
Al secondo Borghetti eravamo tutti del sud.
Verde smeraldo Max Mara, centoventotto euro, faceva di nome il mio vestito.
Nero Deichman con pacchiano finto appariscente maritozzo sopra, dodici euro, le mie scarpe.
Il vestito non se l'è cagato nessuno.
La sposa...una gra strafica abbronzata, apparecchiata alla principessa Sissi; peccato per il Franz, foltissima capigliatura che però mai avrebbe potuto sperare di sfiorare il metro e 15.
Matrimonio senza il botto ma con un sacco di mortaretti che sfrombolavano giù giù per una discesa bianco candido di quelle del sud.
Il sole, un gran sole, che sole quello del sud.
Il prete ci ha provato. A l secondo canto però, avevamo già le palle parecchio abbuttate.
E quindi giù, tutti al ristorante. Il solito tacchetto infimo incagliato nel prato inglese di un verde quasi impossibile da ricreare, nemmeno con gli stucchi di paint your life.
E via con le presentazioni, le iniziazioni, le intimazioni e i suggerimenti.
E mè che sono la zia, quella che sta a Bari. E mè che sono la zia, quella che sta a Trani. E ciao che sono la zia quella che sta a Bitonto. Devo ammettere che, ad un certo punto mi mancava la parola Bologna, ma l'atteggiamento era diventato talmente confidenziale da farmi temere che prima o poi qualcuno, avrebbe iniziato a fare domande sulla mia virtù.
Erano otto zie, otto zii, e una innumerevole quantità di cugini dei cugini di cugini. Nico, Nico, Nico e Nicola la maggior parte, mi pare. Una sola nonna.
Ci piace l'aperitivo, ci piace lo stuzzichino, ci piace il sediolino del bambino che partecipa al matrimonio giusto perchè, pare non ci sia a casa anima viva a cui poterlo parcheggiare.
Dieci anni aveva la bambina appollaiata su una sedia troppo grande per lei, accanto alla mia. Aveva un nokia importante. Quello che io per comprarmi a momenti mi prostitutivo. L'ho odiata istantaneamente mentre falsamente le sorridevo, come chiunque d'altra parte.
Parte il ballo di simone. Imperterrita.
Parte Gigi D'alessio. Volevo morire.
Parte Maracaibo. Sul tavolo, senza scarpe. Mi mancava il boa piumato da zoccola.
Parte l'uomo del sud col suo trombone in ottone e una bandicella di invitati che si dilettano.
Occhio da pesce, ma mi ricompongo immediatamente.
La zia numero sette, ansimante e accalorata a causa dei feroci balli, mi chiede convinta se sono rimasta "entusiastata da questo matrimonio del sud; che lì addò state voi, sò chiù brutti".
Io rispondo ubriaca che non c'è paragone e che sono rimasta assai enstusiastata, fortemente entusiastata, e che mai nella vita mia, mi ero entusiasitata così tanto.
Mi viene da piangere.
Mi voglio sposare. Non è vero, non mi voglio sposare.
Alla settantunesima portata, dopo il caviale, il sushi, il branzino, la tartarre, la cotica, il cinghiale, il mozzarellaro, il tartufaro, i ferri, gli strascinati, i ravioli, la porchetta, i funghi, la zucchetta, e un quintaletto di mignon, arriva la tanto temuta botta della torta nuziale contornata da tante, ma tante, ma così tante, mini torte nuziali, che volevo mollare. Poi ho mandato giù un paio di Borghetti, qualche Montenegro e m'è passata la paura.
Però, mi volevo risposare.
Avrei voluto farlo perchè Sissi e Franz erano davvero felici.
Avei voluto farlo perchè avrei voluto per me quella felicità.
Avrei voluto farlo per avere quel gran sorriso.
Poi mi sono girata. L'uomo del sud, il Montenegro della staffa, felice e con un gran sorriso.


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