domenica 22 giugno 2008

Anche no al tacco! petizione contro il tacco: per una donna migliore...senza!





Non so, sarà che ancora oggi mi ricordo memorabili figure di merda verificatesi in circostanze in cui dovevo “fare la brava” o volevo “fare la figa” con le amiche, o col ragazzo di turno, ma il tacco tredici è necessario abolirlo.

Quella volta sarà stato giugno, il mio primo appuntamento adolescenziale importante.
Io vinco una scommessa e lui mi porta fuori per adempiere alla sua penitenza. I presupposti non erano dei migliori, ma c’erano e chissenefrega, il resto non conta.
L’aria era leggera, così profumata di fiori che avrei voluto raccoglierla in una boccetta e usarla sulla pelle.
Location: centro storico, atmosfera medievale. Decidiamo di andare in uno sciccoso lounge, glamour, glitter, fashion wine bar ricolmo di candele; si, di quei posti che se ci vai è fatta; se ci vai, lo conquisti, lo ubriachi, anzi nel mio caso, prima lo ubriachi e poi lo conquisti e poi ancora, un giorno o l’altro lui, lo stesso lui, refrattario in origine, proprio in quel posto, ti chiederà di sposarlo. Gli unici inconvenienti da superare per arrivare a fine serata con nonchalance sono, in ordine: allontanare i tuoi capelli da tutte quelle candele, presentare il 730 migliore che hai, oppure sperare che lui non sia “griccio” (griccio - slang bolognese che indica un soggetto affetto dalla sindrome del braccino corto), non abbuffarti di quelle noccioline salate che ti portano a inizio serata per evitare l’attacco di colite imminente che ti porterebbe a figura di merda certa. Per il resto, un gran bel locale.
Lui: un adone moro con incorporato lo sguardo malizioso dell’uomo che non deve chiedere mai e che parla con una voce tenebrosa tipo Alfredo Pacino in sent of woman. Lui, che emana fragranze di patchouli della compagnia delle indie, che mi chiama col mio nome intero, che non usa diminutivi ed è galante perché beve la birra dal bicchiere di vetro.
Intendiamoci io ai tempi e tutt’ora, anche se rivisitata, ero un pò, come dire, free, come dire, hippy, come dire..insomma pantalone a zampa filo gnocca, con rigorosa riga del sedere fuori e mutandone a fiori ben in vista. Bevevo birra in lattina come Rino Gaetano e lo facevo sotto i portici dell’università seduta sui gradoni coi punkabbbbestia!
Insomma quella sera ci riesco! vinco la scommessa, quella che l’autobus arriva sempre appena ti accendi la paglia (paglia-slang bolognese per indicare la sigaretta).
Io gli dico: “scommettiamo che il 20 è in ritardo ma di sicuro appena ti accendi la paglia arriva?
lui mi dice “si vabhè, sei veggente!”.
Io gli dico “se te l’accendi e arriva, stasera ci scatta l’ape(ritivo) e paghi tu!”
Lui mi dice “guarda che perdi, ma ci sto” e si accende la paglia.
Volevo morire. Secondo le mie previsioni quel fottuto 20 sarebbe dovuto arrivare dopo qualche minuto. Che ne sapevo che questo la paglia se l’accendeva immediatamente. Poi magicamente come in un film in cui la scena è al rallentatore, sento il rullo dell’accendino, vedo la fiamma, lo scoppiettio del tabacco, mi giro e……...eccolo lì, bello come il sole, arancione che più non si può; era pure uno di quelli doppi, quelli con la molla nel mezzo, quelli che proprio al centro hanno un cerchio girevole di metallo sul pavimento che se ci capiti sopra ti sembra di stare sul tagadà delle giostre. Mitico il 20!
io gli dico “ visto? è matematico!”
lui mi dice “ minchia porti sfiga!”
Da lì, ho capito che tra noi c’era feeling.
Insomma, la sera mi presento con vestitino bon ton rigorosamente nero, perché un giorno qualcuno ha detto che il nero snellisce e io gli risponderei serenamente “snellirà, ma non il culo, almeno non il mio!”. Il vestito è rigorosamente coppato perché visto che le sfighe non arrivano mai da sole, ho un culo da balena e le tette da ermellino.
Quella sera tra me e me penso: ”ma si dai, stasera il tacco ci sta, metto quello che ho usato per il funerale di zia Carmela che è sobrio e chic insieme”. Faccio due tre prove in giro per la stanza, passo per il bagno, passo davanti a mio fratello per testare l’impatto maschile sul mio look ma prendendomi il solito conciso vaffanculo, esco di casa un po’ barcollante, molto sicura di me, e poco a mio agio.
Arrivo alla Feltrinelli International leggermente in ritardo perché il ritardo fa molto fica, ma lui ancora non c’è.
Torno subito sui miei passi, quasi cado, supero il tombino traditore, arrivo all’angolo, eludo la buca, mi metto al riparo sotto i portici (che lì ci sono sempre i tappetini di gomma). Mi dico “...uff sono salva, non ci penso proprio a farmi trovare lì che l’aspetto come una disperata. Menomale, ora sto qui, lo sbircio dall’angolo e via”. Frugo nella borsa cerco paglia e accendino, Cazzo! ho dimenticato l’accendino. Mi affretto dal tabaccaio vicino. Barcollo. Ci arrivo. “Scusi? un accendino Smoking con Lupin sopra, sa, faccio la collezione!”. Accendino preso. Mi riaffretto. Barcollo. Barcollo a destra. Barcollo ma non mollo. Barcollo a sinistra ma ce la posso fare, ne sono sicura, ne sono sicura, ne sono sicura...cazzo! improvvisamente si materializza un imprevisto gradino all’uscita e mi chiedo “ma all’entrata c’era?”Cazzo! in una frazione di secondo, io, il mio accendino, la mia borsa, il mio bon ton, la mia sicurezza, e la mia autostima si spataccano a metà tra il tabacchi e la strada più zozza del mondo. “Figura di merda, ma recuperabile” penso. Non mi ha vista nessuno (si! in pieno centro). Dopo qualche secondo sento “Hey hai bisogno? ti aiuto dai!”. Io ancora con la faccia spiaccicata sul catrame rispondo insofferente e distratta: “senti bello TE-LA-RE!” (slang bolognese per suggerire di andarsene; va pronunciato con atteggiamento di superiorità), “non è successo nulla sto bene, è che per uscire con uno stronzo che è pure in ritardo ho voluto fare la figa col tacco tredici. Fanculo lui, l’accendino, il tacco, il bon ton, il rincoppamento di sta minchia. Io volevo solo farmi una birra in mezzo alla strada cazzo!”
A questo punto senza nemmeno uno strascico di quella nonchalance che mi ero imposta di avere all’inizio, mi alzo quasi a gambe aperte e tutta scosciata, realizzo un secondo, rientro in me e subito penso: “ecco, questa è una figura di merda non recuperabile!” e subito dopo con finta fierezza esclamo “ciao Andrea, che tempismo. Allora? andiamo a prenderci questa birra?”.
RIBADISCO! LO ABOLIAMO IL TACCO?

2 commenti:

Simoncina ha detto...

Ahahahahahahaha me- ra- vi- glio- so1 Altro che Pulsatilla!

yashanti il blog di una donna del sud ha detto...

azz! questa però a pulsatilla non la facciamo leggere eh! Simoncina cara non riesco ad accedere al tuo profilo e ti voglio conoscere, abilitalo al pubblico.