lunedì 24 novembre 2008

da lontano appassionatamente

Io da lontano ci ho sempre visto poco. A volte penso che sono nata già così. Difettata. Fallata. E magari per sto motivo sono stata scontata dall’inizio.
In più ho sempre fatto una gran confusione tra miope e presbite. A me è sempre piaciuto più presbite che miope comunque. Come parola. Però sfiga vuole che sono miope, allora alle genti che mi vedono e affettuosamente dall’altra parte della strada mi salutano, proprio a quelle genti li, che immancabilmente io invece non vedo mai e immancabilmente non saluto mai e immancabilmente mi mandano affanculo i giorni successivi quando ci sbattiamo faccia contro faccia, a quelle genti lì dico sempre
“ scusa tesoro non ci vedo da lontano!”
Queste genti poverine tirano un sospiro di sollievo e rispondono
“Ah sei miope, dicevo io!”
Ecco. Lì ho vinto perché la parola odiata (miope) l’hanno detta loro.
Poi è ovvio, diciamoci la verità; bella questo elemento di giustificazione. Bello questo non vederci da lontano.
“Quella mi sta sul cazzo. Minchia mi sta salutando. Vabbhè chissenefrega diserto il saluto, poi dirò che non ci vedo da lontano”.
Evviva la sincerità.
L’ho fatto. L’ho fatto di nuovo. Ho tergiversato.
Partendo dal fatto che non ci vedo da lontano volevo tanto esternare questa esperienza di vita vissuta. Perché un giorno ho visto. Ho visto una cosa e l’ho vista nel tempo di un semaforo rosso.
Ho visto un lui appassionato. Un lui di statura media, con larghe spalle da sportivo ma tutto sommato un fisico asciutto senza troppi muscoli che potessero ricordare un braccio di ferro ai tempi d’oro. Muscolato il giusto. Un lui appassionato giusto. Un lui appassionato giusto con un sacco di capelli ricci ben riposti sulla testolina. Una testolina media, ma sono sicura..un grande cervello. No dico davvero, non cercate doppi sensi o frasi sotterfugio. Questa era l’impressione. Pareva tanto acculturato perché era carico di libri in mano; almeno a me sembravano libri da lontano. E poi aveva questi occhialetti da intellettuale; vabbhè che gli occhialetti da intellettuale li porta pure quel buffone di Corona rivisitato da coglione a pappone intellettuale.
Oh! Io me lo voglio immaginare acculturato sto uomo appassionato; e in tutta sta cultura, insomma, aveva questo visto, leggermente inclinato verso il basso, leggeva un quotidiano locale (da lontano quello sembrava) di quelli gratuiti che si trovano un po’ ovunque, forse lo faceva un po’ di traverso per evitare il sole agli occhi che comunque parava con la mano, perché il sole d’inverno anche se non scalda è forte di luce.
Questo lui era appassionato perché vicino c’era una lei. Lei era appassionata come lui. La chiameremo la donna appassionata da qui in poi, tanto per non facilitarci la vita e la comprensione del testo.
La donna appassionata aveva, sai di quei cappottini stile ci ficco tutto dentro? Dalla canotta della salute infilata nelle mutande, alla maglia a maniche corte, poi quella a maniche lunghe, poi il felpino di lana e alla fine immancabilmente ci sta tutto senza che si veda niente? Nel senso che non sembri imbottito o che pesi venti chili in più. Ecco lei aveva quel cappottino, almeno da lontano e aveva capelli corti; sembrava curata, almeno da lontano. Di quelle donne che se anche hanno il capello corto non fan parte della categoria “donne che si rassegnano al capello corto”, ossia quelle di una certa età che vogliono sembrare “più pulite” e si fanno il taglio alla maschietta. A lei stava bene il taglio corto. Lei era appassionata.
Lei era appassionata verso destra. Lui verso sinistra.
La donna appassionata l’aveva verso l’alto il viso, all’indietro. Mi è parso di vedere da lontano che un po’ lacrimava; ho tanto sperato che fosse per cose belle. Erano così vicini l‘uomo appassionato e la donna appassionata, almeno da lontano. Anche La donna appassionata si copriva gli occhi con la mano, forse per le lacrime, forse per il sole, però sai da lontano! Ma erano vicini. Erano vicini quasi a toccarsi, quasi a baciarsi. Erano appassionati e almeno da lontano si baciavano. Mi sa.
Mi sa. Da lontano però.
Il semaforo è diventato verde. Io mi sono avvicinata all’uomo e alla donna appassionati.
Ci ho messo un po’ a capire. A capire che..
lui era un venditore ambulante di cd craccati, che dopo aver tirato fuori quei due o tre che gli servivano per l’esposizione, glia altri se li teneva dentro scatoloni di misura media sotto il braccio. Lui non era appassionato. Magari era comunque acculturato nonostante libri sotto al braccio non fossero, ma su questo punto della cultura mi permetto qualche dubbio. Lui non era prestante fisicamente. Lui fisicamente era rachitico.
Lei era una cinquantenne rientrante precisa precisa nella categoria delle “donne che si rassegnano al capello corto”; lei era vicina all’ambulante perchè li comprava i cd craccati dall’ambulante. Certo lacrimare lacrimava, ma forse per la cataratta.
Ho concluso che io non è che non vedo da lontano. Io non vedo proprio un cazzo ed ho una visione della vita tragicamente romantica.

2 commenti:

voglioilsole ha detto...

Buu per il non vedere da lontano e un'ola per la visione della vita tragicamente romantica!

yashanti il blog di una donna del sud ha detto...

tre anni fa ho scritto questo post. Grazie Voglioilsole per avermelo fatto rileggere!