venerdì 11 luglio 2008

anche no all'ordine

A casa mia si è sempre stati tutto prima ancora di esserlo.
Papà era militare dentro, ancora prima di arruolarsi.
Mamma era fidanzata e poi sposata ancora prima di avere un moroso.
Io per papà ero già avvocato ancor prima di ottenere una mezza laurea e mio fratello è fancazzista per natura da sempre.
Per questo in casa regnava l’ordine; perché papà è diventato maresciallo, mamma si è sposata con papà, mio fratello cazzeggia. Poi ci sono io; io non sono avvocato, quindi sto sul cazzo a papà maresciallo, mamma sposata e fratello fancazzista.
Meglio così. A casa c’era troppo ordine.
Il risveglio del mattino non era certo quello della pubblicità del Mulino Bianco, dove ci sono gli uccellini che cinguettano, il profumo di pane appena sfornato e un sole alto dal quale ipoteticamente di può rilevare che è quasi mezzogiorno.
A casa mia, la domenica si presentava papà che da buon militare alle 7.30 del mattino, sbraitava con dolcezza una canzone inesistente di cui il testo era sempre lo stesso “suzat’v che’ffatt jurn e amma jè a fat’ga”; la sostanza era: alzatevi che mi state sul cazzo se dormite.
Il dolce sonetto provvedeva poi a smistare i vari soggetti verso i vari compiti, come in fabbrica.
Io per esempio, ero addetta alla preparazione del sugo di capretto e mio fratello addetto al lavaggio auto.
La mia risposta al sonetto era sempre la stessa “papà ho 10 anni, a che cazzo mi serve imparare a fare il sugo di capretto? Ovviamente ogni anni aumentavo di uno; “papà ho 11 anni a che cazzo mi serve…..papà ne ho dodici..ecc”
A casa mia saper fare il sugo era ed è tutt’ora importantissimo. Se non lo sai fare non ti sposa nessuno.
La risposta di papà alle miei insurrezioni era sempre la stessa: uno sbataflone in faccia, era l’introduzione per arrivare in cucina a calci nel culo. Ho sempre pensato che questo atteggiamento derivasse dal fastidio che gli provocavano le mie parolacce, in effetti una bambina di dieci anni non dovrebbe usare un “tal” linguaggio scurrile; poi ho capito che in realtà papà proprio non concepiva, da una che aveva già dieci anni, questo disinteresse nei confronti del sugo di capretto.
Nel tempo sono cresciuta e dire cazzo mi è permesso senza ricevere calci in culo; nonostante ciò non mi vengono risparmiate innumerevoli occhiate di dissenso ad ogni “cazzo” pronunciato.
Quello che non mi era ancora permesso crescendo era, in ordine:
Svegliarmi oltre le 7.30 la domenica mattina. Non lavarmi la faccia appena sveglia. Lavarmi la faccia superficialmente appena sveglia, dopo si. Lasciare le ciabatte per casa prima di infilarmi le scarpe. Lasciare le scarpe per casa prima di infilarmi le ciabatte. Buttare il pigiama all’aria mentre mi vestivo. Buttare i vestiti all’aria mentre mi pigiamavo. Lasciare il tappo del dentifricio sul lavandino separato dal tubetto. Lasciare lo sputacchio di dentifricio nel lavandino dopo aver lavato i denti. Non mettere la carta igienica se finiva. Lasciare i capelli nella spazzola dopo avere spazzolato. Lasciare la vasca piena d’acqua dopo il bagnetto. Lasciare i piatti sporchi nel lavabo perché arriva sempre qualche ospite che poi li vede e dice che siamo gente che vive nella monnezza. Entrare in casa con le scarpe se fuori piove. Entrare in casa con le scarpe se c’è il sole. Lasciare due luci di casa accese contemporaneamente. Lasciare la presa degli elettrodomestici attaccata alla corrente prima di dormire perché scoppia tutto. Lasciare le tapparelle delle finestre alzate se in casa non c’è nessuno. Prendere l’autobus senza il biglietto. Lasciare la macchina in riserva. Lasciare la macchina in doppia fila con le quattro frecce. Superare i 50 km/h in motorino e i 90 in macchina ovunque! sputtanarmi la misera paghetta in un giorno solo e vivere di stenti tutti gli altri. Mangiare senza pane. Bere senza vino. Ruttare e perla delle perle, guardare i film con scene di sesso ad alto volume.
RISULTATO:
A ventitré anni mi sparo a razzo fuori di casa.
Vivo da sola e ora a casa mia è d’obbligo, in ordine:
Non mettere la sveglia la domenica. Non lavarsi la faccia appena svegli, dopo si. Non tenere in ordine ciabatte e scarpe. Buttare il pigiama all’aria mentre ci si veste. Buttare i vestiti all’aria mentre ci si pigiama. Lasciare il tappo del dentifricio sul lavandino separato dal tubetto. Lasciare lo sputacchio di dentifricio nel lavandino dopo aver lavato i denti. Non mettere la carta igienica se finisce. Lasciare i capelli nella spazzola dopo avere spazzolato. Lasciare la vasca piena d’acqua dopo il bagnetto. Lasciare i piatti sporchi nel lavabo perché tanto non arriva un cazzo di nessuno a vederli. Entrare in casa con le scarpe se fuori piove che poi pulisco. Entrare in casa con le scarpe se c’è il sole che tanto non si sporca un cacchio. Lasciare otto luci di casa accese contemporaneamente. Lasciare tutte le prese degli elettrodomestici attaccate alla corrente prima di dormire perché tanto non scoppia un cazzo e se scoppia chiamo i vigili del fuoco. Lasciare le tapparelle delle finestre alzate se in casa non c’è nessuno. Prendere l’autobus senza il biglietto. Lasciare la macchina in riserva. Lasciare la macchina in doppia fila con le quattro frecce ovunque! superare i 70km/h in motorino e i 140 in macchina ovunque! Sputtanarmi il misero stipendio in un giorno solo e vivere di stenti tutti gli altri. Mangiare senza pane. Ruttare e surrogati, in più perla delle perle guardare i film con scene di sesso ad alto volume.
In sostanza devo ringraziare i miei per avermi insegnato a non bere mai senza vino!
NO ALL’ORDINE!!!!!!!!!!!

3 commenti:

pizzulata ha detto...

Maremma mia...mi sembra di rivedere me quando avevo 12 anni....sarà la compatibilità col padre militare che ti porta affare determinate cose.
risultato:
a 21anni via di casa, rispondo a mi'babbo, dico cazzo e vaffanculo quando voglio, lascio il letto sfatto tanto poi ci devo ridormire il giorno dopo, non risistemo la doccia tanto la faccio solo io e sticazzi, non metto l'acqua nel bollitore pulisco quando mi serve, lascio accesa sempre una luce così perchè è meglio, non butto le buste del sudicio aspetto minimo una settimana, non schiaccio le bottiglie di plastica le lancio direttamente in terrazza urlando:'canestro!!!!', non faccio a turni per fare l'aspirapolvere perchè l'aspirapolvere non c'è, il turno sarebbe sempre il mio e preferisco la scopa, non abbasso tutta la tapparella mi piace la luce del mattino, non prendo l'acqua dalla terrazza e la metto in frigo al massimo uso il ghiaccio dopo..e potrei continuare ancora...

Detto questo sicuramente ti voterò per il best post award...

Simone aka pizzulata

yashanti ha detto...

anch'io butto le bottiglie di plastica in terrazza a mò di MBA solo che io urlo "yessss!"
Grazie simò

Le Favà ha detto...

La cosa stupenda di questa storia è che, se ci metti impegno, puoi leggerla al contrario e capire lo stesso il senso.

E' propedeutico.