domenica 13 luglio 2008

al cinema

Ho sempre giudicato un film dal lieto fine che mi proponeva.
Se non c’e il lieto fine rimango delusa e certamente qualche attimo dopo mi ritrovo al cinema, pensierosa, mentre gira ancora la colonna sonora finale. Ripenso alla storia, la faccio partire dal momento clou e sostituisco i pezzi che non mi piacciono; il fatto è che quasi sempre i miei film finirebbero con lei che triste e disperata corre da qualche parte piangendo e lui che sicuramente dopo aver combinato qualche cazzata, la insegue implorando il suo perdono. Il tutto si risolve sempre in pochi attimi magari in mezzo alla strada, con l’applauso cumulativo del pubblico cittadino e il bacio mozzafiato. In sostanza quei poveretti dei protagonisti nella mia testa, quando vengono a sapere che vado al cinema, si mettono le scarpe “da ginnastica” per stare più comodi, così poi sono più pronti a scattare quando faccio il remake.
Non amo molto il cinema. Costa troppo, non mi posso sdraiare né abbrutirmi. Appena arrivo ho già il panico da multisala, allora per tranquillizzarmi, riorganizzo mentalmente le tappe necessarie per arrivare a sedermi e guardare il film: fila per il biglietto, fila per il kit della vergogna (composto da pop corn da kilo, caramelle gommose, coca cola e fazzoletti al miele, quelli che danno l’impressione di non arrossare il naso), fila statica per l’apertura della sala dove proiettano il mio film, fila in movimento ad imbuto per accedere alla sala quando l’hanno aperta e fila per raggiungere il posto che al 90% è già occupato da qualche genio che ha confuso il suo col mio; quindi mi siedo sperando di non dover andare al bagno e quando questo succede è tragedia perché devo allungare la lista delle file.
Al cinema mi piace arrivare un po’ prima per guardare le pubblicità sul grande schermo e vederele differenze che ci sono rispetto a quando le guardo a casa mia con quella tv del dopoguerra che mi ritrovo e di cui non riesco a sbarazzarmi perchè mi dà tanto il senso di tradizione. E’ pazzesco! a volte gli spot in tv sono tagliati e al cinema invece li puoi vedere interi. Il fatto è che spesso e volentieri sono l’unica cogliona a rendersene conto ma soprattutto a gioirne e allora me lo tengo per me l’entusiasmo e mentre faccio finta di niente, comincio a guardarmi intorno e come al solito mi rendo conto non conoscere nessuno. Tutti si salutano e si baciano; vedo abbracci di gente che quasi fossero a “c’è posta per te” si saltano addosso, si guardano l’un l’altro, quasi piangono. E io? Io al cinema non incontro mai un cazzo di nessuno che conosco e comunque ammesso che conoscessi qualcuno, non sono un tipo estremamente espansivo perché genericamente abbraccio solo chi mi obbliga a farlo.
Divento scema quando penso che spesso e volentieri farei dipendere la mia vita sentimentale da come andranno le cose tra i protagonisti della storia nel film. Loro si lasciano? lo lascio anch’io. Lei lo perdona? è giusto che lo perdoni anch’io! a volte però prendo l’ iniziativa e se anche lei lo lascia, io no ed è li che con orgoglio faccio un sorrisetto al mio libero arbitrio.
Odio. Odio che alla fine del film io rimango sempre lì, sola coi semini duri dei pop corn incastrati nei denti e che nonostante ciò non posso fare a meno di infilarmi continuamente in bocca perché è l’unica cosa che mi è rimasta da sgranocchiare nel momento critico. Odio che ancora con le lacrime e il naso rosso ti si accendono dritti negli occhi le luci del cinema, che chiaramente non è che riproducono una luce soffusa che concilia la riapertura soft dell’occhio sommerso dal pianto, ma sembrano i fari che la Digos spara addosso agli spacciatori e.. pouf! via la magia, l’increspatura della pelle mentre ascolti la colonna sonora finale, magari proprio quando arriva il motivetto, quello che ti svegli la mattina e ce l’hai in testa, quello che alla fine al cinema ci devi andare altrimenti ti ossessiona; insomma in quei momenti l’unica cosa che ti viene da dire è:“ e che cazzo!” e alla fine ho imparato che al cinema ti devi svegliare e te ne devi andare pure se non vuoi anche perché se non sono i fari a cacciarti ci riescono bene quelle ottanta persone che devi fare passare sopra il tuo corpo per permettergli di raggiungere l’uscita.
Costo della serata almeno 20 euro compreso il kit della vergogna. Se però hai la fortuna di avere la tessera coop paghi un po’ meno forse di 50 centesimi, tanto che io a volte me ne vergogno e il biglietto lo pago intero, anche perché la tessera è intestata a papà e la figura di merda quando mi chiedono il documento non sempre sono disposta a farla; alla fine non ho mai capito se sta tessera basta averla o deve essere pure intestata a te, comunque sia, il prezzo diminuisce anche se sei studente e al cinema ci vai il mercoledi. Ma ti pare? “ciao Lisa come stai? Sei felice? Ti va di andare al cinema? Però solo mercoledì e solo in quell’ultimo imboscatissimo e malfamato cinema che è rimasto nel centro perché così io pago di meno e tu no!”. Senza incertezza so che Lisa direbbe di si e a quel punto sarei io a convincermi che la nuova multisala dietro casa è meglio anche se costa di più;

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